Food packaging e street food, un amore senza confini

Lontani per distanza geografica e per cultura gastronomica: sono quasi agli antipodi, Francia e Giappone, eppure non sono mai stati così vicini. A Milano sono addirittura sullo stesso marciapiede: in via Savona al civico 15 c’è Maidò, un angolo di autentico Giappone in città, e al civico numero 13 si trova Amuse Bouche, servizio di catering che racchiude il suo concept in mini francesini da 30 grammi. In entrambi i locali, dei veri e propri gioielli di creatività e gusto, troverete il food packaging firmato Cartaria Italiana. A parlarcene è Costanza Zanolini, nostra cliente e una delle ideatrici del progetto (tutto al femminile), che nasce nel 2012 con un altro angolo di paradiso culinario: Hambistro, ora in gestione a terzi ma che fa parte del più ampio food concept #seguilabocca.

Iniziamo da Maidò, un piccolo locale che porta in Italia l’esperienza dell’Okonomiyaky, il più popolare piatto street food di Osaka, la seconda città più grande del Giappone. Se sei nato tra gli anni ’70 e ’80 vedrai finalmente esaudito uno dei tuoi desideri reconditi dell’infanzia: mangiare le mitiche polpette che Marrabbio cucinava ad Andrea e Giuliano in Kiss Me Licia. Ed è proprio lui, baffetti da sparviero e foulard bianco in testa, a campeggiare sulle pareti di Maidò.

Quella di Maidò è una cucina semplice – come ogni street food che si rispetti – e ricca di scoperte: gli ingredienti sono sani e scelti con cura. Il piatto principale, l’Okonomiyaki, significa letteralmente “ciò che ti piace, alla piastra”. È una frittella salata e cotta sul teppan, composta da una base di cavolo, farina e uova, a cui vengono aggiunti carne, formaggi o pesce, a seconda dei gusti. Quando la piastra smette di sfrigolare e l’Okonomiyaki è pronto, viene guarnito con la salsa okonomi, una specide di maionese giapponese.

Per i neofiti della tradizione gastronomica giapponese le scelte di Maidò spaziano dalle insalate nelle classiche bowl fino agli Onigiri ripieni; per gli esperti e cultori del Giappone non possono mancare Yakisoba e Yakiudon e una scelta di Otsunami classici e Okashi (dolci). Usare le bacchette (anche queste by Cartaria Italiana) vi sembrerà un gioco da ragazzi rispetto alla scelta di cosa ordinare.

Food packaging per catering ed eventi: voilà Amuse Bouche

Da Osaka a Parigi, il passo è breve: il tempo di arrivare al numero civico successivo, e ti sembrerà di passeggiare tra i boulevards parisiens. Catering, eventi, feste private, business lunch, coffe break o semplicemente una cena diversa: per provare i mini francesini di Amuse Bouche basta andare sul sito e ordinare online. L’opzione Box Amuse, che include una serie di degustazione di diversi panini, ti darà modo di assaggiare di tutto un po’ e provare capienza e resistenza dei food box di Cartaria Italiana. Di Amuse Bouche ti piacerà soprattutto la cura sartoriale con cui si occupano dei catering aziendali: un servizio B2B che include inoltre una serie di mini insalate e dolci mignon dai nomi ironici e invitanti.

Ma il pezzo forte dei mini panini di Amuse Bouche sono gli ingredienti (il pane è realizzato con lievito madre e farine integrali e le materie prime sono scelte con cura), gli abbinamenti (azzardati e perfetti) e il food packaging (in cartoncino riciclato e personalizzato). Tutto è curato nei minimi dettagli affinché un catering aziendale diventi un’esperienza di gusto e un viaggio senza tempo. Possibilmente dal Giappone alla Francia, andata e ritorno.

tazze cartone compostabili

Una tazza ecologica di arte, grazie!

Immagina di portare con te l’arte. Di averla in mano la mattina quando esci per andare al lavoro, di sorseggiarla e appoggiarla sulla tua scrivania a memoria di quanta bellezza ci sia in quello che ti circonda. Immagina di cambiare visione ogni mattina e di osservare il mondo con gli occhi di un artista. Questa è l’essenza del nuovo progetto di Duni: BioCup Art Series, la linea di tazze ecologiche create da artisti di differenti nazionalità.

Le misure delle BioCup Art sono tre: small, medium e large; gli artisti 10, che hanno immaginato un’arte legata indissolubilmente con la natura. Un’arte ispirata alle piante e agli animali del nostro Pianeta, al rapporto tra l’uomo e la natura, un’arte che fa riflettere su quale impatto abbiamo sull’ambiente. Le tazze Duni ci ricordano anche quanto spesso sia complicato e difficile il rapporto tra uomo e natura.

Tazze ecologiche compostabili

Come la tazza dell’artista neozelandese Ben Reid, che indaga su lato selvaggio della sua terra e nei suoi lavori richiama simboli come trofei di caccia, predatori esotici, gatti guardiani del faro e uccelli in via di estinzione. Reid unisce una miriade di riferimenti che attirano l’attenzione sulla complessità del rapporto con il mondo naturale. Riconosce che non esistono soluzioni facili quando si parla di temi ambientali, eppure crede fermamente nel potere redentore della natura sull’uomo.

L’arte di Candice Soon, invece, richiama il legame ancestrale che abbiamo con la natura, fatto spesso di gesti ormai dimenticati: camminari a piedi nudi sull’erba, respirare a pieni polmoni in un bosco, raccogliere piante e frutti spontanei.

Come artista, il mio obiettivo è quello di far apparire straordinario l’ordinario, soprattutto perché siamo tutti più preoccupati del mondo dei social media e della tecnologia. Ritornando alla natura e apprezzando la sua bellezza in tutte le forme, spero che possiamo unirci per creare un mondo attento all’ambiente da non dare per scontato.

I lavori dell’artista australiana Deb celebrano i colori, la gioia di vivere, i dettagli semplici, gli animali. Per la nuova linea di Duni ha disegnato una topolina in bicicletta felice di pedalare all’aria aperta tra i suoi fiori: la tazza perfetta per i bambini. Meredith Gain, sempre dagli spazi immensi dell’Australia, ha creato una tazza che richiama il blu intenso dei oceani e del cielo. Ogni artista affronta con la sua sensibilità le diverse sfaccettature del tema ambientale: inquinamento, necessità di seguire i tempi della natura, di riprendere il contatto con il verde che ci circonda. Del resto, lo scopo dell’arte è proprio questo: far vivere la bellezza nel quotidiano e proteggere quanto di più caro abbiamo.

Per avere maggiori info sulla linea completa delle BioCup Art contattaci!

Start, per iniziare col piede giusto

Adesso mollo tutto e apro un chiringuito”.

Quante volte abbiamo sentito – o ci siamo detti – questa frase? Decine, forse centinaia di volte. Marianna e Daniele hanno fatto di questo sogno condiviso una missione: aiutarti ad avviare un’impresa nella ristorazione è il loro mestiere. Vent’anni di esperienza come chef e consulente lei, studi economici e un passato da commerciale nel food&beverage lui: sono la coppia perfetta per chi decide di aprire dal nulla un ristorante (o un bistrot, una caffetteria, un take away).

Start non è solo il nome dalla loro azienda di consulenza, è soprattutto un’esortazione e un buon auspicio per chiunque voglia imbarcarsi in una nuova avventura in questo settore.

Perché, va detto, non ci si può improvvisare chef, e nemmeno baristi o camerieri.

In un settore così competitivo come quello della ristorazione in Italia è necessario sviluppare le giuste competenze, avere una visione d’impresa lungimirante, puntare sui dettagli e scegliere i giusti partner.

Avere il giusto supporto di professionisti del settore è la spinta necessaria per iniziare col piede giusto. Ed è qui che entrano in gioco Marianna e Daniele.

Come aprire un ristorante (con Start)?

Cosa fa Start?

Semplice: aiuta a individuare il locale, a selezionare il personale, creare il menu.

Offre un servizio completo, accurato e personalizzato per partire da zero con un’impresa di ristorazione: parte dal concept e dal branding, interviene nell’organizzazione della cucina, si occupa delle procedure, della formazione e segue i processi ad attività già avviata.

La professionalità di Start non si limita a questo: sceglie i fornitori migliori sul mercato, garantendo un servizio ottimale per le nuove imprese che seguono.

È proprio così che abbiamo conosciuto Marianna e Daniele: lavorando insieme.

Si sono affidati a noi per la scelta del food packaging e, nel tempo, la nostra collaborazione si è consolidata. Daniele parla così del lavoro che facciamo insieme.

«Abbiamo i nostri fornitori preferiti, ma l’interesse del cliente viene prima di tutto. Cerchiamo di soddisfare ogni richiesta, il che significa una ricerca accurata di prodotti: per questo ci affidiamo a diversi fornitori.

Di Cartaria possiamo dire con certezza che la loro serietà e la qualità che offrono sono difficilmente eguagliabili».

La trasparenza nei confronti dei loro clienti, l’idea di mettere il cliente al centro di tutto solo le cose che amiamo di più di Start. E che ci accomunano.

Catalogo food packaging monouso compostabile ecosostenibile

Che cos’è il food packaging?

Il food packaging non è solamente un imballaggio. E, sì, lo sappiamo che è più trendy dire food packaging anziché imballaggi alimentari. Siamo fatti così: a volte usiamo parole inglesi senza un motivo. O forse perché lo fanno tutti, perché ci sembra meglio.

Ma al di là di come preferisci chiamarlo, c’è una cosa che dobbiamo assolutamente ricordarci quando parliamo di imballaggi di ogni genere e ancor di più di imballaggi per il cibo. Quel che ci dobbiamo ricordare è che il food packaging che scegliamo parla di noi.

Il food packaging è un canale di comunicazione

Il packaging, infatti, è un medium. Un medium fisico che sicuramente deve rispondere a tre requisiti fondamentali:

  • deve contenere
  • deve preservare
  • deve consentire di trasportare
    i prodotti.

Ma c’è qualcosa di più.

Visto che è un medium, il packaging è uno strumento straordinario per comunicare.

Lo spiegano benissimo Giovanni Brunazzi, Salvatore Parisi e Amina Pereno, tre autori di una bella ricerca che si intitola The Instrumental Role of Food Packaging.

Cosa vuol dire che il food packaging è un canale di comunicazione?

Che cosa vuol dire comunicare con gli imballaggi? Vuol dire che, a seconda del food packaging che scegli, stai comunicando qualcosa ai tuoi clienti. Stai raccontando qualcosa di te e della tua azienda, delle tue scelte, dei tuoi prodotti.

Anche se non te ne accorgi, anche non ci pensi, anche se credi che in fondo si tratti solo di un imballo alimentare e che l’importante sia il contenuto.

Come scegliere il food packaging?

Facciamo un esempio pratico che ci riguarda da vicino.

Se scegli prodotti compostabili, ecologici, sostenibili (come quelli del nostro catalogo, per capirci), stai comunicando ai tuoi clienti che hai a cuore l’ambiente. In altre parole, che hai a cuore proprio i tuoi clienti, al punto da fare scelte, anche quotidiane, anche piccole, che pensano non soltanto al presente ma anche e soprattutto al futuro.

In un certo senso, se scegli il food packaging compostabile, ecologico, sostenibile, stai comunicando ai tuoi clienti che fai qualcosa insieme a loro per cambiare un po’ il mondo. E loro cominceranno a sceglierti anche per questo motivo.

Che cos’è il food packaging ecologico?

Il food packaging ecologico è un imballaggio responsabile. Può essere fatto di carta, di cartone, di bagassa, di PLA. Già nel 2012, il Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia Facoltà di Design e Arti
e Unità di ricerca Nuove frontiere del design ha realizzato, per Edizioni Dativo Srl, un bellissimo libro, disponibile anche in .pdf, dal titolo Il buon packaging. Nel 2019, la grande attenzione per l’ambiente è diventata volano per scelte più consapevoli rispetto a un tipo di imballaggi che abbandona la plastica monouso. Non solo per la direttiva europea, ma anche come azione concreta.

Il packaging eco può davvero cambiare il mondo?

Bicchieri asporto PLA trasparente dimensioni diverse 1
Bicchieri per asporto in PLA trasparente dimensioni diverse

Come ogni domanda che riguarda un tema complesso, la risposta non può che essere sfaccettata. Il packaging eco non potrà mai, da solo, cambiare il mondo, ma è essenziale per innescare quel cambiamento ecologico che tanto ci si auspica negli ultimi tempi. Il primo motivo a supporto di questa tesi è semplice: utilizzando i contenitori biodegradabili o in cartoncino si evita di abusare della plastica. Che non è il male del secolo, ma una delle cause dell’attuale allarme ambientale. Troppa plastica nei mari e negli oceani, troppa plastica dispersa nell’ambiente, troppa plastica in generale.

Il lato oscuro di questo polimero che ha cambiato le abitudini e le catene di produzione e distribuzione nel mondo – soprattutto in meglio, non c’è dubbio – è la sua durata di vita. La plastica impiega centinaia di anni prima di scomparire dalla faccia del Pianeta. La sovraproduzione degli ultimi decenni di materiali plastici ha fatto sì che se anche la plastica viene smaltita correttamente nella raccolta differenziata, finisce per disperdersi comunque nell’ambiente. Il punto è che se ne produce troppa rispetto ai tempi di smaltimento. E se in molti settori (due su tutti: quello alimentare e quello sanitario) è necessaria e garante di elevati standard igienici, nell’uso quotidiano se ne fa un uso eccessivo. A dirla tutta, molte volte superfluo.

Food packaging, le alternative possibili

Piatto fondina tonda polpa bianca 1
Piatto fondo in polpa di cellulosa colore bianco

Nello specifico, basta pensare al food delivery e relativo packaging: un utilizzo mordi e fuggi con un ciclo di vita di poche ore, se non di pochi minuti. Il tempo di consumare il pranzo d’asporto, lo smoothie preferito o il fritto dello street food del quartiere e in poco tempo il packaging viene gettato nel cestino. Del resto, del food packaging non si può fare a meno. Per lo meno, non nel 2019. Come risolvere quindi l’annosa questione del surplus di rifiuti di plastica? Una soluzione potrebbe essere il packaging ecocompatibile: contenitori in bioplastica, mater bi, bagassa, cartoncino. Giusto per citare alcuni dei materiali alternativi. Evitare la plastica si può, almeno dove è possibile.

Sebbene noi di Cartaria Italiana crediamo fermamente nei benefici del packaging ecologico, non è la nostra unica scelta. I motivi sono essenzialmente due: il primo è che riteniamo giusto dare ai nostri clienti delle alternative. Scegliere il prodotto ideale non è sempre semplice. Se hai letto le storie di Nanie e Bowl!, saprai che la ricerca dell’articolo adatto alle proprie esigenze necessita di uno studio accurato. Spesso la nostra ricerca va oltre agli articoli presenti nel catalogo. C’è poi un altro fattore, essenziale per capire le implicazioni di una visione ecologica a 360 gradi. Come scrive Daniel Goleman in Intelligenza Ecologica,

“nessun oggetto di produzione industriale può essere totalmente verde [..] ogni processo manifatturiero ha, da qualche parte, impatti negativi sul sitema ambientale. Il termine ecocompatibile non dovrebbe mai essere utilizzato. Qualunque oggetto fabbricato è solo relativamente ecocompatibile”.

Il che la dice lunga su quale impatto l’essere umano ha sul Pianeta. La soluzione più lungimirante per l’uomo e rispettosa dell’ambiente sarebbe quella di non produrre e consumare nulla in più rispetto a ciò che ci dà madre natura. Una visione piuttosto utopica. Eppure, da qualche parte bisogna iniziare.

Bowl!, il pokè dell’eccellenza ligure

Il pokè come vuoi tu: take away, fresco, colorato. Purché gli ingredienti siano genuini e legati al territorio ligure. Questa è l’idea che sta alla base di Bowl!, fast casual restaurant di Genova che ha scelto Cartaria Italiana come fornitore per il packaging. Nato da pochi mesi, Bowl! è un progetto che nasce dal talento e dalla creatività di Giovanbattista Magno – giovane imprenditore con una laurea in Economia e un master in Food&Beverage – e che sta riscuotendo un enorme successo.

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Nanie, il food delivery bello e buono

Si pronuncia Nani, senza la e finale. A dare il nome a questo bistrot a domicilio è Nanie Navarro, spagnola trasferitasi a Milano per amore. Ed è proprio l’amore ad essere al centro di quest’idea di ristorazione di qualità: cresciuta tra i tavoli di un ristorante imparando questo mestiere dalle donne della sua famiglia, la nonna Colette e la mamma Babeth, Nanie ha deciso di realizzare in Italia il grande sogno di aprire un bistrot non convenzionale, un ristorante che non esiste, ma che arriva ovunque.

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Normativa monouso: addio plastica entro il 2021

La nuova normativa europea sul monouso è una goccia nell’oceano, lo sappiamo bene. Ma, fuor di metafora, è il primo passo per uscire dal mare di plastica che – letteralmente – ci sta circondando. I dati sono impressionanti: nella sola UE, tra l’80% e l’85% dei rifiuti marini ritrovati sulle spiagge sono costituiti da plastica, che fa da trappola per pesci, tartarughe, foche, e che può anche essere ingerita da molluschi e crostacei. In altre parole, è diventata parte a tutti gli effetti della catena alimentare umana. La questione è puramente tecnica: si tratta di un polimero che si decompone in centinaia di anni e la sovraproduzione di oggetti in plastica (primi fra tutti le bottiglie) ha fatto sì che negli ultimi decenni se ne siano accumulati milioni di tonnellate nell’ambiente.

Normativa monouso, a cosa dovremo rinunciare

Ridurre i rifiuti marini come laplastica fa parte del più ampio programma di sviluppo sostenibile promosso dall’ONU. In particolare consegue il punto 14: conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. Per arrivare a questo obiettivo, il Parlamento Europeo ha messo al bando i seguenti prodotti in plastica: posate e piatti di plastica, cotton fioc, cannucce, bastoncini per bevande e palloncini, plastiche oxo-degradabili (tipo di plastica che non si biodegrada correttamente e contribuisce dunque all’inquinamento ambientale da microplastica, non è compostabile e incide negativamente sul riciclaggio della plastica convenzionale), contenitori per cibo e i prodotti in polistirene espanso.

C’è tempo di adeguarsi, ma non troppo: per i prodotti sopra citati la scadenza è il 2021 (a patto che esistano materiali alternativi alla plastica per produrli); per le bottiglie di plastica, il rifiuto marino più presente sulle spiagge europee, entro il 2025 la percentuale di plastica riciclata deve essere almeno del 25% e del 30% entro il 2030.

Packaging monouso eco, l’alternativa necessaria

Bando al monouso di plastica, dunque. Noi di Cartaria Italiana ci crediamo da sempre, alla rivoluzione del packaging green. E ora che anche la normativa europea si è adeguata, siamo ben felici di proporre nuove soluzioni e aggiungere nuovi prodotti al nostro catalogo. Puoi scegliere tra posate di legno, hamburger box in bagassa, ciotole in bioplastica, runner e tovaglioli in cellulosa, coppette in PLA, cannucce in carta. Il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente e della nuova normativa.

Carbon footprint: cambia la tua impronta

Immagina di conoscere con esattezza matematica quanto il tuo stile di vita possa incidere sull’eco sistema ambientale. Questo, in poche parole, è la carbon foot print, letteralmente l’impronta di carbonio che ognuno di noi lascia sulla Terra. Ogni individuo, organizzazione, azienda, prodotto o servizio ha un’incidenza più o meno gravosa sul Pianeta, che viene calcolata in tonnellate di CO² equivalente (l’anidride carbonica viene presa come riferimento tra tutti i gas serra).

A cosa serve la Carbonfoot print?

La carbon foot print serve per calcolare l’impatto ambientale su piccola e larga scala. Non sono solo le aziende i principali inquinatori del Pianeta: ognuno di noi lascia una traccia ambientale: spostamenti in auto, aereo, treno, acquisti, consumi per la casa. Tutto lascia un’impronta sulla Terra. Il carbon foot print è uno strumento utile per aumentare la consapevolezza, misurare le emissioni e ridurre i consumi. Capire quanto si incide sull’ecosistema terrestre è il primo passo per diminuire gli sprechi e contribuire alla drammatica rotta che sta prendendo il cambiamento climatico.

Un’azienda, come si può intuire, ha un impatto enorme. Che si tratti di un ristorante con pochi coperti o di un servizio catering per grandi eventi, sappiamo che il settore della ristorazione necessita di un cambiamento radicale. E non solo perché la nuova normativa europea tra non molto ci obbligherà a eliminare il monouso di plastica, ma perché ridurre il carboon foot print è diventata una necessità: in soli 130 anni le concentrazioni di CO2 sono aumentate del 45%. E non sono mai state alte come a oggi.

Calcolo del carbon foot print

Immagina ora di poter compensare concretamente ai danni arrecati – tuo malgrado – al Pianeta. Una sorta di pegno da pagare per i rifiuti che produci e i tuoi consumi, di ogni genere. Il calcolo esatto del carbon foot print viene fornito da un software gratuito, che è in grado di misurare in tempo reale e con esattezza matematica quanto incidiamo sull’ambiente. È suddiviso in categorie: su base individuale, per piccole e grandi aziende e per prodotti. Una volta calcolato, suggerisce l’equivalente (in valuta locale) da versare a favore di programmi (tutti VCS – Verified Carbon Standard) che includono la riduzione del carbonio e la generazione di energia pulita e rinnovabile. In molti casi si tratta di progetti attuati in paesi in via di sviluppo.

Ciotole per minestra cartoncino compostabile avana dimensioni diverse

Materiali biodegradabili e compostabili: qual è la differenza?

Biodegradabile e compostabile non sono sinonimi. Nel mare magnum dei materiali ecologici c’è spesso confusione a riguardo, soprattutto in termini di smaltimento. Cosa buttare dove? Come faccio a capire cosa va nell’umido? Iniziamo dal principio: la chiave per capire la differenza tra compostabile e biodegradabile sta principalmente nei tempi di smaltimento. La normativa europea stabilisce che un materiale compostabile deve decomporsi almeno per il 90% entro tre mesi, quello biodegradabile entro 6 mesi.

Non solo: il compostabile, alla fine del processo industriale di smaltimento, deve potersi trasformare in compost, un concime naturale. Il materiale biodegradabile, invece, si definisce tale nella misura in cui viene degradato da agenti fisici naturali in acqua, anidride carbonica o metano. Senza trasformarsi necessariamente in compost. In altre parole, un materiale compostabile è anche biodegradabile, mentre un materiale biodegradabile non è anche compostabile.

Un modo semplice per capire come gestire in modo corretto la raccolta differenziata è conoscere i materiali ecologici più importanti.

Bioplastica

È facile scambiarla per plastica: stessa consistenza, medesima trasparenza, identica resistenza. In realtà, plastica e bioplastica condividono solo parte del nome: la prima è derivata dal petrolio, la seconda da polimeri di origine vegetale, come amido di mais, manioca, canna da zucchero e barbabietola da zucchero. Tutte le tipologie di bioplastiche sono realizzate con materie prime rinnovabili e possono essere sia compostabili che biodegradabili. I vantaggi dell’uso delle bioplastiche sono molteplici: per l’ambiente, perché viene biodegradata in meno di 12 settimane, e per la nostra salute. Il motivo? Rispetto ai materiali plastici tradizionali, le bioplastiche emettono meno gas tossici come il metano. Un esempio è la PLA, una bioplastica compostabile che in fase di incenerimento nelle discariche produce più calore di legno, giornali e scarti alimentari, non produce gas volatili e lascia pochi residui. Come capire dove smaltirla? Per essere smaltita nella raccolta dell’umido e diventare compost, la bioplastica deve riportare la dicitura “compostabile” o avere uno dei simboli dedicati (come ok compost) secondo la normativa vigente.

Carta, cartoncino e legno

La carta (insieme a cartoncino e legno) è il materiale per eccellenza di origine vegetale, il cui smaltimento segue regole differenti in base al comune di residenza. In generale viene smaltita nell’apposita raccolta, ma ci sono casi in cui, se sporca, può essere conferita nel sacchetto dell’umido (che si tratti di cartoni della pizza o fazzoletti sporchi). Gli imballaggi di carta e il cartoncino puliti vanno invece conferiti nella raccolta della carta. Gli imballaggi misti di carta e bioplastica possono essere smaltiti nell’umido, a patto di riportare uno dei simboli “compostabile”.

Bagassa

La bagassa è un materiale proveniente dalla macinazione e dalla spremitura della canna da zucchero. Gli scarti della lavorazione che compongono questo materiale biodegradabile e compostabile sono la parte fibrosa e la scorza della canna. È spesso utilizzato come sostituto del polistirolo e le caratteristiche tecniche lo rendono un materiale ideale per le stoviglie ecologiche: può essere utilizzato nel microonde e nel freezer.